Chi sono


𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 𝗚𝗨𝗔𝗥𝗜𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗙𝗘𝗥𝗜𝗧𝗢 𝗣𝗨𝗢’ 𝗚𝗨𝗔𝗥𝗜𝗥𝗘 – 𝗖. 𝗝𝗨𝗡𝗚

 

Mi chiamo Paola Arminio, farmacista ferita.

Mi piacerebbe raccontarti la mia storia per farti capire chi sono e quale è la mia missione.

Potrei definirmi come la versione al femminile di Chirone, il centauro mitologico.

Lascia che ti racconti il suo mito.

Chirone era un centauro, un essere per metà uomo e per metà cavallo.

A differenza degli altri centauri era benevolo, saggio ed esperto di medicina e delle arti.

Fu insegnante di Asclepio, padre della medicina e di Eracle.

La causa della morte di Chirone fu il lancio di una freccia avvelenata col sangue dell’Idra scagliata proprio dall’amico Eracle nella lotta contro i centauri che per sbaglio colpì il suo ginocchio.

Questa ferita inguaribile provocò molto dolore e sofferenza a Chirone.

In quanto immortale, non sarebbe perito, ma alla fine Zeus mosso da compassione permise a Chirone di scambiare la sua immortalità con la mortalità di Prometeo salvando lui e tutti gli uomini.

È proprio attraverso la sofferenza che Chirone impara l’arte della cura e a tenere sempre presente la propria ferita.

Ecco la lezione più grande che ho imparato in tanti anni di professione da farmacista:

Per potersi prendere cura degli altri bisogna prima prendersi cura di sé e per poter guarire gli altri bisogna prima aver sofferto ed essere guariti.

Ma veniamo alla prima parte della mia vita.

Sono partita con tutte le buone intenzioni del mondo. Ho studiato farmacia perché ci credevo fermamente e volevo curare le persone, solo che ignoravo quale fosse il metodo migliore ed ero convinta che i farmaci fossero la soluzione a tutti i mali.

Ho trascorso più di 20 anni come farmacista titolare di una farmacia di un paese di circa 2500 abitanti.

Abitando sopra la bottega non mi sono mai tirata indietro dall’essere disponibile anche fuori orario.

Ho svolto la mia professione con la massima passione, professionalità, empatia, vicinanza, compassione a volte anche a discapito della mia vita privata.

Sempre presente al banco, sempre disponibile a risolvere ogni problema del cliente anche se a volte non faceva parte dei miei compiti di farmacista dispensatore di farmaci.

Soprattutto le persone anziane del paese, magari lontane dai propri famigliari, si rivolgevano a me per essere anche solo confortati oppure aiutati nel disbrigo di qualche antipatica incombenza come la fotocopia di un documento o la ricarica del telefonino.

Come una crocerossina ho assorbito come una spugna tutto il liquido di sofferenza che trasudava da ognuno dei miei clienti malati, che molto spesso si rivolgevano a me piuttosto che al medico di base o al  prete del paese.

Ho esercitato per più di vent’anni questa professione sempre a contatto con le sofferenze e le malattie di centinaia di persone.

Il continuo contatto con emozioni intense quali dolore, sofferenza, frustrazione, rabbia, pietà provoca inevitabilmente una sorta di rispecchiamento che non aiuta né il guaritore (il sanitario) né il paziente.

Rischi infatti di rimanerne travolto e anche io ne fui vittima.

 Salivo le scale che separavano la farmacia al piano terra dalla mia abitazione sovrastante e mi portavo ogni sera al primo piano un fardello pieno di tutte queste angosce, questi dolori, queste sofferenze che pesavano più di un monolite.

Ho capito con il tempo che per essere un buon farmacista occorre coltivare un certo sano distacco, quella giusta distanza, quell’essere vicini al paziente ma non troppo per non farsi trascinare nel suo baratro e al tempo stesso essergli di aiuto, ma per poter fare questo bisogna essere guariti, in un certo senso risolti e soprattutto essere stato un farmacista ferito.

Un buon terapeuta in realtà è un uomo ferito che è entrato in contatto con la propria sofferenza e che ci ha fatto i conti, l’ha affrontata, l’ha integrata e da questa ferita ha trovato la via per prendere contatto con le ferite altrui. Colui che finalmente comprende a fondo le sofferenze altrui perché le ha già vissute e sa come guarirle.

Come Chirone infatti sono stata ferita duramente nelle vicissitudini della vita e nella professione.

Un divorzio turbolento, i duri contrasti con i figli, i sensi di colpa nei confronti dei miei genitori mi hanno logorato il cuore e consumato l’anima.

A tutto questo si è aggiunta la grave situazione iniziata circa 3 anni fa.

In questo contesto ho realizzato la più grande delusione della mia vita.

 Tutto quello per cui avevo studiato, tutto quello in cui avevo creduto, la scienza, la farmacologia non erano al servizio del bene dell’umanità, come avevo sempre creduto, ma solo armi in mano ad un manipolo di potenti .

 Il dolore è stato talmente forte che tutto mi è crollato addosso come una valanga improvvisa che travolge uno sciatore sulle piste innevate, cosciente del fatto di non avere nessuna  speranza di sopravvivere perché i soccorritori alpini non riescono a trovarti  oppure non vogliono trovarti.

Sono tuttora perseguitata per essermi macchiata dell’infame colpa di cercare di far capire alle persone quanto sia importante essere responsabili della propria salute e che la propaganda in campo medico e farmaceutico è più subdola di un serpente a sonagli perché fa leva sui sentimenti della paura.

La paura della malattia e della morte che viene abilmente propagandata fa sì che la maggior parte delle persone ignori quali interessi economici e non solo economici si nascondano dietro le multinazionali del farmaco.

Questo è un crimine contro l’umanità.

Ecco cosa ho capito con la mia esperienza e il mio calvario.

L’unica vera guarigione è l’auto guarigione. Il nostro corpo è perfettamente in grado da solo di guarire.

Basta non violentarlo.

Non siamo fatti per mangiare cibo spazzatura una vita intera, per dormire male, per essere sempre stressati, per non fare mai esercizio fisico, per ingurgitare farmaci dalla mattina alla sera.

Da farmacista posso dire che tutte queste medicine per curare patologie che una volta manco esistevano come la pressione alta, il colesterolo,i trigliceridi,il diabete, l’obesità, le malattie autoimmuni, gli ipotiroidismi,  per non parlare poi delle nevrosi non sarebbero necessarie  se ognuno fosse responsabile della propria salute e consapevole di sé.

Se l’uomo vivesse secondo la sua natura, alimentandosi in maniera corretta e non esponendosi a maggiori fonti di inquinamento di quante ce ne facciano respirare, mangiare o inoculare, non avrebbe bisogno di altro e vivrebbe la vita con un buon grado di soddisfazione e contentezza.

Ho capito che non esiste benzodiazepina, antidepressivo, pastiglia per la tiroide, per la pressione alta che ti possa aggiustare la vita perché siamo noi che ce la roviniamo.

La guarigione viene prima di tutto dall’aggiustare la propria vita in tutti gli ambiti: lavorativo, famigliare, relazioni amicali, alimentazione, esercizio fisico, svaghi e divertimenti.

La seconda parte della mia vita?

Sarà dedicata a mettere a disposizione tutte le mie conoscenze e i miei studi per far guarire chi avrà capito che Big Pharma ci vuole cronicamente ammalati e se vogliamo vivere bene   e morire sani dobbiamo restare forti.

Anche una manciata di pochi risvegliati per una farmacista ferita come me sarà un grande successo.

A noi guerrieri non è chiesto di vincere ma di combattere bene la nostra battaglia.

 

 

Ciao, sono Paola Arminio

Classe ’72, farmacista, imprenditrice, scrittrice e divulgatrice scientifica

Dispenso consigli sulla salute proattiva

Ho un master in diffidenza nei farmaci!

Big Pharma ti vuole crepare!

Io ti rimetto in piedi!

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